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... POICHE' STA SCRITTO
Questo sembra essere il destino del Bruno: tradire l'Angelo. Proprio lui, l'Angelo, che lo aveva raccolto, ladro e galeotto dopo che aveva mandato in culo la fabbrica del moplen a Quinto de' Stampi, Milano, periferia sud, e gli aveva raccontato della rivoluzione, del mondo senza più padroni, della libertà che, come diceva il cantante, non é star sopra un albero, ma partecipazione, il comunismo, insomma.
Quando gli era apparso per la prima volta, in una mattina di nebbia, all'ora d'aria, nel cortile di S. Vittore, l'Angelo gli era sembrato proprio un Cristo, sì, un Cristo uguale a quello del Pasolini, occhi scuri e capelli lunghi. Uno a cui non puoi non credere, uno che se ti dice domani si fa la rivoluzione, puoi star sicuro che domani la si fa.
E invece poi...


Un tentativo di raccontare gli anni oscuri, quelli con il cielo di piombo e i grandi sogni crollati sotto le pallottole e il sangue sui marciapiedi, gli anni dello lotta di classe e degli scontri di piazza, gli anni dell'eroina e della sconfitta di una generazione, la mia, schiantata da altezze inimmaginabili. La storia del Bruno che diventa la storia dei molti che avevano creduto di partire per un lungo viaggio e invece non erano nemmeno arrivati alla stazione. Lontano dai "reducismi" e dai "revisionismi", la storia di quegli anni per come me la posso ricordare.

Mauro Maggioni
Spettacolo di:
Mauro Maggioni e Claudio Tomati
Regia: Mauro Maggioni
Elementi Scenici: Laura Butti
Coproduzione Dedalo teatro/Generazioni Festival
Stagione 1999-2000
Con:
Roberto Fossati
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